domenica, 04 ottobre 2009

Libertà di stampa

Giusto manifestare per la libertà di stampa. E' sempre giusto farlo. C'era anche Roberto Saviano, ieri a Roma, che ha detto cose intelligenti. «Ci battiamo per poter raccontare i fatti serenamente, senza temere ritorsioni». Giusto. C'era anche Eugenio Scalfari. Mai noioso, mai. Manifestava, pure lui, per la libertà di stampa. Ognuno, alla fine, deve essere libero di dire quello che pensa, senza temere ritorsioni.
E del resto denunciava la terribile situazione dell'informazione in Italia anche venerdì, in un'intervista sull'Espresso.
Dice che Berlusconi vuole il controllo totale dell'informazione.
E che la Procura della Repubblica di Milano dovrebbe agire d'ufficio contro il Giornale e Libero.
Ecco. W la libertà.
postato da: ponchstime alle ore 09:18 | link | commenti | commenti
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martedì, 14 luglio 2009

Pronopermalosi

«Domani il Papa va in vacanza e ci saranno anche due gatti... che gli strapperanno un sorriso, almeno quanto i proverbiali quattro gatti, forse un po' di più, che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare ancora le sue parole».

E questo sarebbe offensivo?
postato da: ponchstime alle ore 20:58 | link | commenti | commenti
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domenica, 12 luglio 2009

Tegn dur

Al terzo tentativo Renzo Bossi è riuscito a diplomarsi.
Succede, che un ragazzo venga bocciato due volte.
Quello che succede un po' meno di frequente è che uno studente faccia ricorso al Tar contro la non ammissione agli esami, e che - ancora prima della pronuncia del Tribunale - venga riascoltato dalla commissione esaminatrice su richiesta, guardacaso, del ministero dell'Istruzione (e respinto nuovamente).

A dispetto di quello che tanti pensano - ma non così tanti - la Lega Nord non è un movimento di sbraitanti urlatori razzisti evasori; è anzi votata da milioni di persone per bene che credono nel lavoro e mal digeriscono i privilegi. Soprattutto se sono «i privilegi di Roma».

Si spera che i privilegi concessi dal ministero dell'Istruzione al figlio di un ministro del medesimo Governo non facciano eccezioni.
postato da: ponchstime alle ore 20:21 | link | commenti | commenti
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domenica, 12 luglio 2009

Domande



Ci sono domandine, e ci sono domande.
Le risposte alle prime mi interessano poco, le risposte alle seconde sarebbero da esigere.

[E comunque, temo, la risposta all'ultima sarebbe no]
postato da: ponchstime alle ore 19:37 | link | commenti | commenti
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martedì, 07 luglio 2009

Violenti



D'accordo. D'accordo con lo show, con la scenografia, con gli attori, con i parenti vestiti a lutto, con la straordinaria partecipazione della salma del mito scomparso. Magari non reale, come tutti gli spettacoli.
Ma allora perché buttare in questa finzione mondiale una bambina orfana di 12 anni in lacrime?
postato da: ponchstime alle ore 23:36 | link | commenti | commenti
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venerdì, 03 luglio 2009

Toghe zitte



La magistratura italiana non ha niente da nascondere. Ovviamente. Come non ha niente da nascondere chi non ha nulla da rimproverarsi.
Il caso dell'ex procuratore generale di Ancora però qualche dubbio lo fa nascere.
Reo di aver preso in giro alcune sentenze - su un blog e rigorosamente in forma anonima - il giudice non è stato riconfermato dal Csm nel suo ruolo di pg (12 voti contro, 5 favorevoli e 5 astenuti), e ha quindi deciso di abbandonare la toga.

Racconta La Stampa:

"Una volta identificato, Dragotto non ebbe alcun problema ad ammettere di essere l’autore del blog che però, aggiunse, sarebbe dovuto rimanere riservato a una stretta cerchia di amici. «Sei troppo cattivo, troppo sarcastico...», cominciarono a dirgli. I colleghi che si sentivano chiamati in causa fecero sentire la loro voce. Fu organizzata addirittura un’assemblea durante la quale Dragotto chiarì che il suo intento era tutt’altro che denigratorio: voleva solo provocare un dibattito e attirare l’attenzione dei colleghi su un modo a volte troppo sciatto e approssimativo di amministrare la giustizia. Dragotto, dopo aver fatto notare che sul web non era mai stato citato un magistrato con nome e cognome, fu «assolto» dall’assemblea, anche perché si impegnò ad abbandonare il blog incriminato (teminera.blogspot.com), interrompendo una volta per tutte il suo impietoso «bestiario togato». Il caso, però, non finì lì: approdò alla prima commissione del Csm che avviò un’istruttoria per verificare se esistessero i presupposti dell’incompatibilità del magistrato con il suo ufficio e il suo ruolo. In altri termini, Dragotto rischiava il trasferimento. La pratica venne archiviata, ma la prima commissione inviò gli atti ai titolari dell’azione disciplinare, il ministro della Giustizia e il Procuratore generale della Cassazione, perché aveva comunque individuato nel blog «una caduta di stile» e un «tono di scherno in ordine alla professionalità dei colleghi»".

Niente da eccepire. Perché è giusto che l'organo di autocontrollo della magistratura si occupi di un procuratore che prende in giro quel collega secondo cui "il com­puto di un terzo della pena di tre mesi faceva sempre tre me­si" e non di quel collega, o di quello secondo cui se un senegalese delinque merita le attenuanti generiche "perché l'impu­tato è africano e l'Africa è pove­ra", e altri casi che, quando non fanno ridere, sono i più classici esempi di malagiustizia.
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domenica, 21 giugno 2009

Priorità

I soldi? Non sono un problema

A Palermo ci sono 1.500 cassonetti per la raccolta differenziata inutilizzabili.
Hanno sbagliato a prendere le misure, i camion non li possono sollevare per svuotarli.
Il costo di un cassonetto è di 500 euro. In totale fanno 750mila euro. Buttati.

Il comandante generale dei Carabinieri, l'uscente Gianfrancesco Siazzu, ha deciso di cambiare il termine Regione con Legione. Quindi non più «Comando Carabinieri Regione Lombardia» ad esempio, ma «Legione Lombardia». Embè?
Embé, bisogna cambiare targhe, «carta intestata, buste, timbri in bronzo e timbri lineari, cartelli stradali e placche, stemmini, gadget».
Il tutto al costo di 5 milioni di euro.
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categorie: palermo, rifiuti, carabinieri, regione, sprechi, legione, cassonetti
mercoledì, 27 maggio 2009

Auto-paradossi



«Colpisce, infine, il ruolo curioso che i governi hanno in queste vicende. Pochi giorni fa, Barack Obama tra il serio e il faceto si è proposto per il premio di miglior “car executive” dell’anno. Ora la vendita di Opel è in mano ad Angela Merkel. Si noti che né Chrysler né Opel sono imprese pubbliche.
Ma nel caso di fallimento i costi per la collettività sarebbero tali, che lo Stato ha di fatto la scelta sul futuro dell’impresa. Forse è una strada obbligata, ma non possiamo non sottolinearne alcuni aspetti paradossali.
 In mezzo a una tempesta dovuta alla incapacità (o non volontà) del potere politico di governare il sistema economico, il capitalismo di Stato rialza la testa. Non si è saputo far politica economica in modo “normale”, regolando i mercati come si doveva, e ora si deve accettare un ruolo del tutto distorto dell’intervento pubblico.
 Non va bene. Grandi scelte industriali sono finite nelle mani di ottimi governanti, che però non sono né uomini di impresa, né uomini che rischiano il loro denaro. Il dibattito che echeggia dalla Germania è se sia meglio creare disoccupazione in una regione di destra o in una di sinistra. È su questa base che pensiamo di costruire uno dei grandi produttori di auto del mondo?
Ed è altrettanto curioso che lo Stato italiano, quello Stato che forse più di ogni altro ha regalato denaro pubblico alle imprese (meglio: alla impresa) del settore auto, sia quello maggiormente assente dalla attuale partita, senza una vera “visione”, senza una idea. Visto come si gestisce l’intervento pubblico, forse è meglio così. Ma è un altro paradosso».

Carlo Scarpa, Lavoce.info
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domenica, 17 maggio 2009

Bufale

torture
Il Corriere online pubblica un articolo in cui  mostra le «nuove» foto delle torture sui prigionieri  ell'esercito americano nelle zone di guerra. Scrive che si tratta «delle foto che Obama vuole bloccare».

Le foto non suono nuove. Sono già note da anni. Sono quelle, ultrapubblicate, di Abu Grahib.

La foto 3, ad esempio, è questa. Oppure la foto 8 è questa. Le altre le trovate da soli.

C'è anche lo stesso militare di Abu Grahib. E' il caporale Graner e, per quelle torture, è stato condannato a 10 di carcere.
Tre anni fa.
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lunedì, 27 aprile 2009

Ayeye




«Biglietti prego»
«Io faccio parte del comitato di protesta»
«E quindi?»
«Non ce glielo faccio vedere il biglietto»
«No, lei me lo fa vedere il biglietto. E tutti gli altri che me lo hanno fatto vedere?»
«Loro non fanno parte del comitato di protesta»
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categorie: treno, biglietti, ayeye brazorf